Attacco a sorpresa: come essere pronti

"A normal response to an abnormal situation"

Scritto dall' istruttore Catherine Vitinger

 

Un attacco a sorpresa … sorprende. E’ proprio la sua natura. Non si può non essere sorpreso da un attacco a sorpresa. Se un attacco non ci sorprende, sarà stato un attacco aspettato, anticipato, chiamatelo come vi pare, ma non un attacco a sorpresa.

Il terrorismo organizza attacchi letali a sorpresa. E’ proprio per questo che è pesante, più pesante di un campo di battaglia, perché non permette di prepararci. Ci coglie quando non siamo sulla difensiva. Ci sorprende.
Il primo punto è di fare il proprio lutto della capacità sovra-umana di anticipare un attacco a sorpresa. O di anticipare qualsisasi attacco. Non è umanamente possibile.

Certo, possiamo ridurre la probabilità di essere di fronte ad un attacco a sorpresa, facendo attenzione.
Con l’esperienza della vita, sappiamo che ci sono delle macchine che non si fermano al semaforo rosso, e degli amici che ci fanno lo scherzo della bottiglia di spumante stappata all’improviso. Allora non ci fidiamo più del semaforo e si verifica che le macchine rallentino al semaforo prima di attraversare la strada. E ci si prepara quando quell’amico che stava per aprire la bottiglia la rimette sul tavolo e sparisce in cucina. E’ semplice.

E pure così si può essere sorpreso da un attacco a sorpresa.
Allora arriva il trauma. La paura di morire, anche se pur breve. La paralisi di un cervello focalizzato sull’emozione e lo stress che si dimentica come si ragiona. Diventiamo degli esseri emozionati e terrorizzati, tuffati in una spa melodrammatica.

Si è sempre terrorizzati da un attacco a sorpresa, però c’è una bella novità: anche se abbiamo la sensazione che è letale, nella realtà questo attacco non è sempre letale.

Le nostre sensazioni ed emozioni non sono realtà. Sono sensazioni appunto. Solo sensazioni. Più veloce si lascia la spa delle sensazioni per tornare a pensare, più veloce se ne esce. E tocca a noi giocare.

La differenza tra una persona allenata e una persona non allenata non si fa sull’effetto sorpresa, ma sulla velocità in cui uno RINUNCIA al melodramma che lo assale e torna in sé, si mette a pensare, elabora una strategia di risposta, e gestisce la sua reazione fisiologica.

E’ prima di tutto UNA SCELTA tra emozione e ragione. Tra gusto di melodramma e banalità. Tra piatto esotico speziato e “zucchine bollite”, tra gioco e serietà.
Ogni occasione della vita è un occasione di allenamento per questa scelta.

Dovremmo essere razionali per analizzare la situazione e il rischio reale. Elaborare un piano di risposta e di sicurezza adeguato.
Nel caso di uno scherzo, sovra reagire sarebbe un segnale di debolezza. Meglio riderci sopra e pensare a una vendetta simpatica (o meno) più avanti.
Se è un attacco terroristico, mettere in sicurezza se stessi e gli altri,  e/o se il terrorista è vicino, attaccarlo.

La storia del “fight or flight”, lotta o fuga, è una cazz..ta. Non ci sono l’una o l’altra. Ci sono tutte e due, con proporzioni che variano secondo tanti parametri, sia di personalità che di situazione. Nessuno può predire di avere una reazione o l’altra, si può anche avere le due, prima una poi l’altra, con tempistiche del millisecondo. Riconoscere queste reazioni emozionali, usarle o calmarle, è l’unico allenamento interessante. Non si controllano, sono risposte fisiche e psichiche NORMALI scatenate da situazioni anormali. Dobbiamo però renderle più brevi possibile.

L’allenamento aiuta. Perché più uno ha esperienza di attacchi e minacce, più si sa distinguere tra livelli letali o meno, più si sa come reagire nelle varie situazione, più veloce si torna ad essere razionale ed attivo dopo l’attacco a sorpresa. Perché all’esame razionale, ci sono poche situazioni davvero letali per chi si allena. Dunque lo stress si abbassa.

Lo stato di allerta costante non esiste. Lo stato di allerta semi-costante stanca tantissimo e rende la vita impossibile.
Accettare di essere sorpreso, certo il meno possibile ma accettarlo comunque,  sapere cosa fare dello stato emozionale che ci accaderà, questo è la vera “invicibilità”.
Più si conosce questa emozione, meno prende importanza quando arriva. Alla fine si può perfino riderne di questa debolezza umana, che ci fa prendere l’arma in pugno per una bottiglia di spumante stappata.

Appena l’attacco a sorpresa metterà davanti al nostro naso il piatto speziato, dovremmo dire: “io non mangio questo, sono a dieta”. Rinunciare alle emozioni forti, e tornare ad essere razionali, intelligenti, strategici. Efficaci.