Un attacco forte non è mai melodrammatico

Scritto dall' istruttore Catherine Vitinger

 

Nel post precedente, spiegavo che durante l’attacco letale a sorpresa (il peggiore che ci possa accadere) ci si tuffa in una piscina di melodramma da cui si deve uscire in fretta.
Quando uno si difende e fa un contrattacco melodrammatico, secondo voi, sarà uscito da questo eccesso emozionale melodrammatico? Sarà tornato razionale in pieno possesso delle sue facoltà? Sarà forte, intelligente, strategico, preciso ed ed efficace? No.
Si vede che uno è tornato in sé dal suo attacco: preciso, forte, efficace, mirato e… facile, piacevole, e perché no, con umorismo magari. Credetemi, stendere un aggressore è una delle cose più piacevoli al mondo.
Per questo motivo, allenarsi significa sviluppare metodi di attacco anti-melodrammatici. Imi Lichtenfeld che ha creato il krav maga lo sapeva bene, ha sviluppato il suo metodo proprio così. E per questo funziona.

OK, definire l’attacco melodrammatico: è godimento masochisto.


Tecnicamente: è dispersivo delle forze e del fiato, richiede taaaaanti cambiamenti fisici (sempre più muscoli, sempre più dieta, i grossi devono perdere peso, i magri devono prenderne… non va mai bene come siamo, si manda il successo sempre all’indomani, insomma è melodraaaaamma). Non c’è focalizzazione di tutta la forza disponibile nel movimento. I muscoli non sono nella posizione di maggior forza. Gli altri vi guardano con pietà pensando:

 

dai, dobbiamo essere gentili, poveretto (poverina) sta facendo quello che può… bravo(a) bravo(a).

Orrore assoluto.

Vi metto un esempio che mi strappa il cuore. Un istruttore di krav maga, di schiena su questa foto e di cui tacerò il nome. Ha perso le gambe facendo un servizio di sicurezza in Iraq senza preparazione seria. Lo conosco da quando eravamo ventenni, prima di questo evento. Questi attacchi che sta facendo sono tipicamente gasati e melodrammatici. Lui era già così prima dell’incidente e sicuramente questo trauma non l’avrà aiutato, e ha diritto al nostro sostegno e rispetto totale. Ma non ha diritto ad una pietà che lo lascia nell’eccesso emozionale, e raddoppia il suo handicap.

Guardate gli attacchi che sta facendo sulla foto, che richiedono tanti muscoli e non usano il pettorale a 90 gradi, che gli consentirebbe una maggiore forza, anzi è in posizione di iperestensione dunque l’attacco è il più debole possibile. L’altezza del colpo sull’aggressore è torace addominali che ad esempio corrisponde al giubotto anti-proiettile di un terrorista. Sono attacchi che chiamo patetici. Senza parlare dell’aggressore di fronte che può attaccarlo quando vuole, non c’è protezione né guardia né spostamento né nulla del genere.
Allenarsi così vuol dire sono disperato ma vi faccio vedere che gli altri confortano perché il poveretto ha un handicap dunque non si dice nulla. Anzi, si ammira. Ho visto lo stesso atteggiamento gentile verso le donne, i ragazzi, gli uomini meno muscolosi

dai, si dà da fare, che bravo.

Politicamente corretto. Nessun si merita di essere trattato così male.

Un istruttore valido non lascerà mai un allievo in questa situazione. Io gli farei per esempio sorprendere l’aggressore, afferrandolo per poterlo stendere per bene, facendogli sbattere la tempia sulla sedia a rotelle, per poi dargli un secondo pugno martello sulla tempia oppposta, ben applicato col pettorale a 90 gradi, quindi con tutta la forza possibile e la gravità che aiuta. Con piacere e senza melodramma. Quindi spostarsi per averne uno alla volta, usare un aggressore come scudo poi buttarlo via ed attaccarne un altro, se c’è né ancora.

Essere gentile in questo caso è la peggiore manifestazione di aggressività che ci sia. Odio le persone così gentili, odio la pietà e il politicamente corretto. E tutti voi sapete che io non sono MAI gentile.
Ho avuto allievi che sono andati via perché chiedevo troppo. Pensavano di essere già bravi, ma non lo erano ancora. E’ stato dura per me rifiutare un diploma o spiegare che no, i loro attacchi non sono forti. Non ho mai mentito per marketing. Ad un aggressore per strada non potete raccontare delle favole. Non ho mai mentito perché so che potete raggiungere tutti un livello davvero forte ed efficace.

Quando un figlio impara a andare in bici, e cade per la prima volta, nessun genitore gli dice “sì bravo è così, sai andare in bici ormai!” lasciandolo credere che non potrà mai fare di meglio che cadere dopo due pedalate.
Sarebbe “gentile” ? No, si chiamerebbe non credere nelle capacità del figlio.

Io credo nelle capacità di ogni persona. E’ facile la bici? Attaccare in modo forte pure.

Siete tutti forti. Tutti. Si deve solo imparare a canalizzare la forza fisica, la rabbia emozionale, e qualche legge di fisica come le leve a terra (uso delle gambe) e la gravità. Facile sì. Semplice, no. Si impara. Come per la bici.

Uno che sa attacare solo in modo melodrammatico non sarà mai efficace nel fuoco dell’azione, sarà solo patetico.

Imparate la sensazione piacevole dei vostri muscoli in piena potenza (i pettorali a 90 gradi, non in iperestenzione), imparate ad usare la gravità a favore (il peso che cade sul colpo), imparate il segretto di Archimede “Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo”.

Enjoy. Have fun.